Non sono una grande appassionata di sms, quindi non ho a valangate, anzi, a volte ho pure problemi a rispondere ché a me paiono troppo miseri i pochi caratteri a disposizione e rischio di risultare brusca o seccata o...insomma non sono della misura giusta per me e non li uso spesso. Preferisco l'e-mail o il telefono (ma anche loro hanno dei limiti).
Mi piace periodicamente liberare la memoria del telefonino un messaggio per volta. Avere il tempo di rileggerli tutti e decidere se e quali tenere. E' come avere una piccola macchinetta del tempo che mi ripropone attimi di vita quotidiana che avevo magari già cancellato dalla memoria perché troppo occasionali, legati al là e all'allora. Da questa operazione banale e da questo personalissimo piccolo piacere si possono ricavare anche delle inattese emozioni. Rileggere parole che ormai hanno perso il loro valore funzionale le trasforma in link che mi riportano in luoghi e in occasioni a volte banali, a volte tenere, a volte inutili, a volte dolorose.
Ci sono messaggi che cancellarli sarebbe un delitto, che andrebbero conservati gelosamente tra le cose più care e per questo la natura effimera degli sms mi disturba.
L'altra sera facevo la mia semestrale spolverata della memoria; rileggere delle frasi semplicissime e innocenti scritte in una situazione per me molto difficile mi ha commosso e, credo, aiutato in qualche misura ad accetterla, quella piccolissima parte della mia vita, o perlomeno a guardarla come si guardano i nostri ricordi.
Ci sono poi i messaggi affettuosi degli amici. Rileggerli l'altra sera è stato come riavere da loro ancora tanti abbracci.
(da spalledisapone)
venerdì 13 luglio 2007
punti di vista
Passino le commesse dei negozi che ti chiamano signora. Non è facile trovare l'appellativo giusto per rivolgersi a chiunque, questo risolve in ogni situazione, va be'. "Signorina" farebbe ridere persino una perpetua. Era strana ma mi piaceva la soluzione adottata dalla signora del bar che frequentavo lo scorso anno: lei aveva deciso di chiamarmi "ragazza". Ragazza, tieni il resto. Buongiorno ragazza, come va stamattina? Un po' anonimo ma me lo sentivo addosso meglio di signora e mi metteva di buon umore.
Il colpo mi è venuto per la prima volta qualche anno fa salendo su un pullman pieno di ragazzini della scuola media. Molti di loro erano in piedi e uno, il più gentile e beneducato, ha urlato ai compagni: spostatevi, fate passare la signora! Non so perché ma sono rimasta ghiacciata. Per chi mi ha preso?
Poi, a mente fredda, ho ricordato che anche a me preadolescente le ventenni sembravano grandi, molto grandi, diciamo pure vecchierelle; i miei genitori e i miei zii, che avevano tra i 20 e i 28 anni più di me, mi sembravano appartenere a un altro universo: vecchi senza speranza, finiti, spacciati.
Bene passino questi due estremi, ma che ho fatto io di male a una ragazza dell'apparente età di 25 anni per farmi dare del lei mentre, serena, me ne sto seduta su una panchina ad aspettare il mio autobus?
Sembrava anche simpatica la ragazza. Eppure...
Mi si avvicina e mi chiede - signora, lei aspetta quello delle 6 e 03 o quello delle 6 e 16? Aspetto un altro autobus, le spiego, mentre mi immagino che sia stato un raptus di stress a farle usare il lei; (mi si dà meno dei miei anni, a me, lo sa lei signorina?). Seguono altre chiacchiere da panchina durante le quali io le dò del tu sperando di convertirla all'uso di questo pronome. Quando arriva il suo autobus invece lei mi saluta con un educatissimo e naturale - arrivederla.
Arrivederla un cavolo fritto avrei dovuto dirle, ma...ma come si fa a dire a una che per te è una coetanea o quasi a non darti del lei? Già solo il pensiero è ridicolo: dammi pure del tu, cara. Suona male; suona come sentirsi una vecchina venuta a fare da tata ai ragazzini.
(da palledisapone)
Il colpo mi è venuto per la prima volta qualche anno fa salendo su un pullman pieno di ragazzini della scuola media. Molti di loro erano in piedi e uno, il più gentile e beneducato, ha urlato ai compagni: spostatevi, fate passare la signora! Non so perché ma sono rimasta ghiacciata. Per chi mi ha preso?
Poi, a mente fredda, ho ricordato che anche a me preadolescente le ventenni sembravano grandi, molto grandi, diciamo pure vecchierelle; i miei genitori e i miei zii, che avevano tra i 20 e i 28 anni più di me, mi sembravano appartenere a un altro universo: vecchi senza speranza, finiti, spacciati.
Bene passino questi due estremi, ma che ho fatto io di male a una ragazza dell'apparente età di 25 anni per farmi dare del lei mentre, serena, me ne sto seduta su una panchina ad aspettare il mio autobus?
Sembrava anche simpatica la ragazza. Eppure...
Mi si avvicina e mi chiede - signora, lei aspetta quello delle 6 e 03 o quello delle 6 e 16? Aspetto un altro autobus, le spiego, mentre mi immagino che sia stato un raptus di stress a farle usare il lei; (mi si dà meno dei miei anni, a me, lo sa lei signorina?). Seguono altre chiacchiere da panchina durante le quali io le dò del tu sperando di convertirla all'uso di questo pronome. Quando arriva il suo autobus invece lei mi saluta con un educatissimo e naturale - arrivederla.
Arrivederla un cavolo fritto avrei dovuto dirle, ma...ma come si fa a dire a una che per te è una coetanea o quasi a non darti del lei? Già solo il pensiero è ridicolo: dammi pure del tu, cara. Suona male; suona come sentirsi una vecchina venuta a fare da tata ai ragazzini.
(da palledisapone)
bestie e bestioline
Anche se so che ho fatto quel che dovevo, che ho questo tempo a mia disposizione da impiegare nell'ozio dispersivo c'è sempre qualcosina di sottile e fastidioso all'altezza dello stomaco che mi dice quanto tempo io stia sprecando, quante altre cose potrei/dovrei fare.
Cose utili, cose tangibili, che alla fine le guardi e dici: ecco cosa ho fatto del mio tempo libero: qualcosa. Così invece, a saltellare di sito in blog per il puro gusto di fare una specie di zapping da era post-televiva, il mostro consore che ho nello stomaco non è soddisfatto. Non riesce a vedere cosa ho fatto del mio tempo.
Caro mio, ho fatto un po' di cosette anche se tu non le puoi vedere.
Ho inserito altri libri nella mia libreria virtuale e mi sono accorta di quanti soldini avrei potuto investire meglio se alcuni non li avessi comprati. Mi ero proprio scordata di aver acquistato per un corso Interaction Design per esempio, un libro che a me non serve assolutamente a nulla e che mai leggerò.
Ho letto cose interessanti, emozionanti, utili. Presto inserirò un elenco aggiornato dei miei "preferiti".
Che vuole dunque la bestia?
Sto man mano relegandola al rango di bestiolina. Che abbai, che urli, che si dimeni.
Io non la sto più a sentire. O almeno ci provo.
C'è tempo, domani, per tutte queste idee...
Cose utili, cose tangibili, che alla fine le guardi e dici: ecco cosa ho fatto del mio tempo libero: qualcosa. Così invece, a saltellare di sito in blog per il puro gusto di fare una specie di zapping da era post-televiva, il mostro consore che ho nello stomaco non è soddisfatto. Non riesce a vedere cosa ho fatto del mio tempo.
Caro mio, ho fatto un po' di cosette anche se tu non le puoi vedere.
Ho inserito altri libri nella mia libreria virtuale e mi sono accorta di quanti soldini avrei potuto investire meglio se alcuni non li avessi comprati. Mi ero proprio scordata di aver acquistato per un corso Interaction Design per esempio, un libro che a me non serve assolutamente a nulla e che mai leggerò.
Ho letto cose interessanti, emozionanti, utili. Presto inserirò un elenco aggiornato dei miei "preferiti".
Che vuole dunque la bestia?
Sto man mano relegandola al rango di bestiolina. Che abbai, che urli, che si dimeni.
Io non la sto più a sentire. O almeno ci provo.
C'è tempo, domani, per tutte queste idee...
domenica 8 luglio 2007
passeggiare d'estate




Filastrocca del mese di giugno,
il contadino ha la falce in pugno:
mentre falcia l'erba e il grano
un temporale spia lontano.
Gli scolaretti sui banchi di scuola
hanno perso la parola:
apre il maestro le pagelle e scrive i voti nelle caselle...
"Signor maestro, per cortesia, non scriva quel quattro sulla mia:
quel cinque, poi, non ce lo metta sennò ci perdo la bicicletta:
se non mi boccia, glielo prometto, le lascio fare qualche giretto".
(G.Rodari)
sabato 7 luglio 2007
venerdì 6 luglio 2007
Teletrasporto
Basta sentire Luca Carboni, come poco fa, e io sono immediatamente al paesotto vicino al mare- capoluogo però, eh.
Ho forse 16 anni e vado alla stazione. La giornata è immancabilmente assolata, profuma di primavera inoltrata e di ferrovia.
Ho forse 16 anni e vado alla stazione. La giornata è immancabilmente assolata, profuma di primavera inoltrata e di ferrovia.
martedì 3 luglio 2007
Riparto da Eufemia
Un po' poi mi sono pentita di aver cancellato il vecchio blog. Dice un grande esperto di blog che non andrebbero mai cancellati e forse è vero. Per il poco che c'è dentro c'è dentro comunque una parte di te che vuoi condividere. Allora forse sono stata disfattista e avara. Il fatto è che avevo bisogno di segnare in modo evidente un cambiamento.
Per rimediare riapro questo nuovo spazio con la stessa storia che aveva aperto il vecchio, una storia di scambi e di condivisione che io ho voluto leggere come quel che di bello trovo nei blog: tanti piccoli accampamenti aperti ai viandanti dove scambiarsi frammenti di storie e memorie.
Eufemia
A ottanta miglia incontro al vento di maestro l'uomo raggiunge la città di Eufemia, dove i mercanti di sette nazioni convengono a ogni solstizio ed equinozio. La barca che vi approda con un carico di zenzero e bambagia tornerà a salpare con la stiva colma di pistacchi e semi di papavero, e la carovana che ha appena scaricato sacchi di noce moscata e di zibibbo già affastella i suoi basti per il ritorno con rotoli di mussola dorata. Ma ciò che spinge a risalire fiumi e attraversare deserti per venire fin qui non è solo lo scambio di mercanzie che ritrovi sempre le stesse in tutti bazar dentro e fuori l'impero del Gran Kan, sparpagliate ai tuoi piedi sulle stesse stuoie gialle, all'ombra delle stesse tende scacciamosche, offerte con gli stessi ribassi di prezzo menzogneri. Non solo a vendere e a comprare si viene a Eufemia, ma anche perché la notte accanto ai fuochi tutt'intorno al mercato, seduti sui sacchi o sui barili o sdraiati su mucchi tappeti, a ogni parola che uno dice - come "lupo", "sorella", "tesoro nascosto", "battaglia", "scabbia", "amanti" - gli altri raccontano ognuno la sua storia di lupi, di sorelle, di tesori, di scabbia, di amanti, di battaglie. E tu sai che nel lungo viaggio che ti attende, quando per restare sveglio al dondolio del cammello e della giunca ci si mette a ripensare tutti i propri ricordi a uno a uno, il tuo lupo sarà diventato un altro lupo, tua sorella una sorella diversa, la tua battaglia altre battaglie, al ritorno da Eufemia, la città in cui ci si scambia la memoria a ogni solstizio e a ogni equinozio.
I. Calvino, Le città invisibili, Oscar Mondadori
Per rimediare riapro questo nuovo spazio con la stessa storia che aveva aperto il vecchio, una storia di scambi e di condivisione che io ho voluto leggere come quel che di bello trovo nei blog: tanti piccoli accampamenti aperti ai viandanti dove scambiarsi frammenti di storie e memorie.
Eufemia
A ottanta miglia incontro al vento di maestro l'uomo raggiunge la città di Eufemia, dove i mercanti di sette nazioni convengono a ogni solstizio ed equinozio. La barca che vi approda con un carico di zenzero e bambagia tornerà a salpare con la stiva colma di pistacchi e semi di papavero, e la carovana che ha appena scaricato sacchi di noce moscata e di zibibbo già affastella i suoi basti per il ritorno con rotoli di mussola dorata. Ma ciò che spinge a risalire fiumi e attraversare deserti per venire fin qui non è solo lo scambio di mercanzie che ritrovi sempre le stesse in tutti bazar dentro e fuori l'impero del Gran Kan, sparpagliate ai tuoi piedi sulle stesse stuoie gialle, all'ombra delle stesse tende scacciamosche, offerte con gli stessi ribassi di prezzo menzogneri. Non solo a vendere e a comprare si viene a Eufemia, ma anche perché la notte accanto ai fuochi tutt'intorno al mercato, seduti sui sacchi o sui barili o sdraiati su mucchi tappeti, a ogni parola che uno dice - come "lupo", "sorella", "tesoro nascosto", "battaglia", "scabbia", "amanti" - gli altri raccontano ognuno la sua storia di lupi, di sorelle, di tesori, di scabbia, di amanti, di battaglie. E tu sai che nel lungo viaggio che ti attende, quando per restare sveglio al dondolio del cammello e della giunca ci si mette a ripensare tutti i propri ricordi a uno a uno, il tuo lupo sarà diventato un altro lupo, tua sorella una sorella diversa, la tua battaglia altre battaglie, al ritorno da Eufemia, la città in cui ci si scambia la memoria a ogni solstizio e a ogni equinozio.
I. Calvino, Le città invisibili, Oscar Mondadori
Iscriviti a:
Post (Atom)
