Se passi di qui vuol dire che hai già fatto le vacanze, o che le farai o che proprio non le fai. In questo caso mi dispiace un po' per te. Tu accomodati pure. Io torno tra un po'. Vado a trovare gli etruschi.
venerdì 27 luglio 2007
torno subito
Se passi di qui vuol dire che hai già fatto le vacanze, o che le farai o che proprio non le fai. In questo caso mi dispiace un po' per te. Tu accomodati pure. Io torno tra un po'. Vado a trovare gli etruschi.
giovedì 26 luglio 2007
Qualcosa di personale
Oggi vi faccio accomodare in cucina. Anche se ormai cucino solo per necessità e quando proprio non se ne può fare a meno la cucina deve essere comoda. Per questo da poco ho fatto alcune modifiche (bicolor) e alcuni particolari sono ancora da ultimare. Ma in fondo abito qui solo da sei anni, no?
Eccola qua la mia cucina.
Il lato destro è all'incirca come da trasloco. Peccato per il girasole tagliato dalla sapiente inquadratura.

E questo è invece il lato sinistro come è stato modificato di recente. Sparito l'odioso vecchio tavolo in finto granito (una leggerezza di gioventù), sparita la caldaia stile mammuth.
E qui, ormai non più in cucina, il nuovo tavolo allungabile e le nuove sedie, comode, si, proprio comodemartedì 24 luglio 2007
Libri ancora libri. E donne
Veramente non ho nemmeno messo piede in libreria. Solo che i libri adesso te li vendono ovunque quindi è facile entrare in un negozio di hifi con l'idea di comprare qualche aggeggio elettronico per qualcun altro e uscirne con una cosina per te, di carta. Per i compleanni altrui c'è sempre tempo.
L'ho preso in mano solo perché qualcuno mi ha detto che lo avrebbe letto. Io non ero tanto dell'idea, poi ho letto la copertina per le allodole, quella di dietro:
L'autostima, l'autostima, sempre l'autostima, non se ne può più di questa maledetta autostima, diceva mio marito (ex) Jacopo. Gli dava sui nervi la parola, quella velleità psico-scientifica. Ma voi (io e le mie amiche), voi lo direste che Giovanna d'Arco si autostimava? e Giuditta, mentre tagliava la testa di quello là? C'era una parola che definiva benissimo la cosa: orgoglio. La storia era piena di donne orgogliose, Cleopatra, Caterina di Russia, matrone romane, poetesse, che ne so. Pieno. Autostima era una parola da poveracce, da casalinghe: autopulente, autofriggente, autosmacchiante...
L'ho comprato subito. Già perché sembra divertente e io non sono esattamente Giovanna d'Arco. Sono una poveraccia, una casalinga part-time, con un lavoretto part-timissimo e ho un disperato bisogno di qualcosa di autosmacchiante e autopulente.
Poi c'è un'indagine.
Poi ci sono 8 donne diverse.
Poi Fruttero è un grande vecchio dall'ironia intelligente e dissacrante. Insomma forse comincio subito a leggerlo.
Sull'autostima qualcosa avevo già trovato. Di impostazione più impegnata e con un approccio di "genere". Non importa che uno sia maschio o femmina per peccare alla voce autostima ma è maledettamente vero che le femmine continuano a essere programmate già dalla culla a essere trasparenti, a mettersi da parte, a "velarsi" diceva la Woolf mi pare.
Nel Lessico della differenza (a cura di Aida Ribero del Centro studi sul pensiero femminile) c'è la voce Autostima (di Paola Leonardi) corredata dalle 13 regole d'oro. Sono cose che si sanno, che sembrano così ovvie da non doverne nemmeno parlare. Invece secondo me è meglio ricordarle. Per questo le trascrivo qui:
1 frequentare persone che ci fanno star bene, scegliere luoghi e attività che ci danno benessere e buon nutrimento fisico, mentale, spirituale;
2 essere disponibili per gli altri senza trascurare noi stesse, "mai dare più di quanto non possiamo dare";
3 offrire e donare ciò che desideriamo ricevere;
4 riconoscerci il diritto di dire di no, esprimere "ciò che sento, che penso, ciò che desidero";
5 accettare solo le situazioni in cui ci sentiamo a nostro agio, senza accondiscendere a quelle che ci sembrano sbagliate;
6 concederci tempo e spazio, solo per noi;
7 attribuire più importanza al nostro sentire che al pensare degli altri;
8 apprezzarci per come siamo, non aver bisogno di essere perfette;
9 offrire disponibilità agli altri, senza sottometterci alle loro condizioni;
10 saper chiedere, per mostrare il bisogno, senza esibire autosufficienza, iperfunzionalità e indipendenza come espressione di forza;
11 evitare relazioni tossiche con uomini (e donne) narcisi, egocentrici;
12 valorizzare la differenza sessuale;
13 essere disponibili al cambiamento.
Sembrano ovvie.
Non lo sono affatto.
Così, tanto per fare

No, no li ho disegnati io. Lo ha fatto dumpre anche queste palle
che
girano
le palle
girano
centrifugate con http://www.dumpr.net/
domenica 22 luglio 2007
Pistis. Delle lingue, del mare, di Dio, dei poeti
casa del poeta
Originally uploaded by acquadirosa
Cominciamo con i poeti.
Quando io ero una bambina e sulla roccia lungo la strada che costeggia le calette c'erano centinaia (credo) di casotti di legno tutti colorati, un poeta viveva solitario nella capannina di frasche che circonda l'arbusto, centenario (credo, sono incerta sulle centinaia) nato sulle dune di sabbia dietro la grande spiaggia chiamata Pistis. Intorno alla capannina del poeta c'era e c'è ancora un piccolo giardino. Con mia madre, mia zia e i miei cugini andammo una volta sola a trovare il poeta che accoglieva tutti e forse regalava le sue poesie; chiedeva solo che gli ospiti firmassero un quadernetto o lasciassero lì un commento. Io avevo appena imparato a scrivere nell'inverno della mia prima elementare ed ero in vacanza già da qualche settimana: ricordo l'angoscia con la quale cercavo di vergare il mio lunghissimo nomecognome sul quadernino. Poi non sono tornata mai più tra le dune a cercare il poeta. L'ho fatto solo lo scorso inverno, il pomeriggio della foto in alto, e il poeta, certo, ormai non c'era più.
La domanda ispiratrice di questo post era semplice semplice: che significa quella parola, Pistis?
La risposta, sincera sincera, è "non lo so". Visto che lo ignoro, me lo vado a cercare, no?
Pistis è il nome di un tratto di spiaggia sulla costa occidentale della Sardegna, vicino al paesello dove io sono cresciuta e con questo fatto, che ci sono cresciuta, che è il nome di un luogo, non mi sono mai posta il problema. Sarebbe come chiedersi che significa chessò Fregene o Rimini, tanto per non dire sempre nomi di città. Già ma forse quelle sono città. Da noi le spiagge ringraziando gli dei e gli uomini e il mare e i pirati, non sono in città. Quasi mai. Ma il fatto è che un significato ce l' hanno (o almeno lo hanno avuto) i nomi dei luoghi. E la toponomastica è cosa assai interessante. Ma purtroppo io ne so poco, anzi nulla.
Così andando a cercare Pistis con il fido Google ho trovato che è un sostantivo femminile presente nella Bibbia (oddio ma non so in che lingua) derivato da un verbo pe...qw che significa persuadere, credere, affidarsi. Non so quale possa essere il significato in sardo. Però quel verbo lì ha un bel significato di qualunque lingua si tratti. Che poi di ipotesi sui rapporti tra gli antichi popoli del mare, la sardegna e la Bibbia ce ne sono assai e sono molto affascinanti. Chi lo sa se c'è un legame?
Ci provo sul dizionario di sardo ma non trovo nulla nemmeno lì. Forse ci vorrebbe un dizionario di toponomastica per saperne di più o magari basterebbe chiedere a qualcuno che ne sa più di me. Qualcuno lo sa che vuol dire Pistis in sardo?
giovedì 19 luglio 2007
versioni digitali
Ed amai nuovamente; e fu di Lina
Amai trite parole, che non uno
Amai la verità che giace al fondo,
dilemma


