giovedì 6 dicembre 2007

Che nessuno si azzardi a dire che gli oroscopi sono panzellacchere o fanfaluche.
Questo è il momento.

Questo è il momento ideale per visitare qualche paziente terminale o per fare un giro in un carcere di massima sicurezza, Ariete. Se vuoi sfruttare al massimo le attuali opportunità cosmiche, potresti perfino spingerti fino al parco degli Slum di Americus, in Georgia, un parco a tema che ospita le repliche delle baracche dove vivono milioni di poveri in tutto il mondo: abitazioni con il tetto sfondato, il pavimento in terra battuta e insetti ovunque. In altre parole, ti consiglio di andare a conoscere di persona chi ha problemi molto più seri dei tuoi. Se lo farai in questa fase del tuo viaggio esistenziale, proverai uno shock che ti aiuterà a vincere la tua sfida personale più difficile.

lunedì 3 dicembre 2007

Adoro gli stanzini

Da oggi ho un nuovo stanzino.
Più che uno stanzino è un disimpegno con un tavolino (contro il muro), un computerino e un telefono. Di bello c'è che ho un bagno tutto per me giacché nessuno mai entra in quel disimpegno che potrebbe anche essere un antibagno. O un sottoscala.
Dopo aver tolto lo strato di nero che ricopriva il tutto e aver agganciato spine e prese non sembrava poi tanto male. C'è anche una porta-finestra.
Cosa voglio di più dal nuovo lavoro?

sabato 1 dicembre 2007

Tirando le somme

Inutile dire che dopo anni di immobilismo le cose cominciano a muoversi tutte insieme. Si sa, anche se non si capisce bene come facciano le cose a sincronizzarsi così bene. Fatto sta che lunedì comincia di nuovo un'altra storia, stavolta meno movimentata del mese e mezzo a scuola appena passato dal quale mi sto riprendendo solo ora, o almeno lo voglio sperare.
L'ultimo mese e mezzo, come riassumerlo in poche righe?
Montagne russe di emozioni contrastanti e qualche contrasto.
Nell'ultimo anno, anzi due, ho fatto un lavoro solitario con pochissimi incontri e poche chiacchiere; fai quel che devi e te ne vai. Noiosissimo. Sì, avevo proprio bisogno di una "botta di vita" ed ero felice all'inizio della vivacità dei 21 tredicenni. Col passare delle settimane anche le mie corde vocali si sono rafforzate e riuscivo persino a sentire la mia voce, un niente perso nel caos dei tredici anni. Mi sono anche divertita e ho ripassato un po' di cose che chi se le ricordava più; ho sentito una quantità tale di bugie e di fraintendimenti che nemmeno immaginavo fosse possibile concepire tutti insieme, e questo non solo tra i tredicenni: ho trovato molto interessanti le stranissime dinamiche da sala insegnanti e strepitose alcune uscite da consiglio di classe. Per non parlare dell'incontro con i genitori che mi sono dovuta fare da sola la seconda settimana essendo, non so per quale strana legge di quella scuola, la coordinatrice del consiglio di classe; un gentile omaggio all'ultimo venuto dei colleghi "anziani", credo.
In sintesi, l'idea che mi sono fatta della scuola media, dovrei dire di quella scuola, è: un caos, 'na baraonda dove principalmente decidono i ragazzini (cosa fare, quando fare, quanto fare etc.) sostenuti dai genitori (in molti casi) e dalla scuola stessa.
Fortuna che durante le montagne russe sono stata chiamata dal concorsone fatto lo scorso anno e la parentesi scolastica si è conclusa. Altrimenti non credo che avrei retto per molti mesi: tra scuola e lavoretto noioso pomeridiano conservare il mio già precario equilibrio psicofisico stava diventando dura.
Quando la segretaria mi ha chiamato per dirmi che aveva trovato una supplente io ho saltato di sollievo; chissà i ragazzini quando non mi hanno vista arrivare il lunedì dopo? Magari festeggiano ancora eppure un po', ma solo un po', mi mancano, loro. Non la scuola.

mercoledì 7 novembre 2007

scorcio bolognese mattutino alla fermata dell'autobus


L'inviata in città, nota come Sibilla3, offre ai gentili passanti questo Scorcio bolognese mattutino alla fermata dell'autobus.

domenica 4 novembre 2007

sabato 6 ottobre 2007

metamorfosi

E che fatica le buone notizie! E' bastata una telefonata, due minuti di conversazione, una sana scarica di gioia ed entusiasmo e... caput, sono senza più forze.
Non c'ero più abituata alle emozioni forti.
I "migliori saluti" sono arrivati al momento giusto e ho due giorni per diventare una


supplente di italiano
Poi vi dirò quando smettere di chiamarmi prof.
Magari proprio lunedì mattina.
Allora capirò che mi hanno solo offerto un acido (metaforico) e che non se ne fa più nulla. Per adesso è quello che mi ci voleva, è un viaggio che volevo fare da molto.

La trasformazione è in atto.

1) scaricarsi i programmi ministeriali. Fatto
2) acquistare un testo di terza media per arrivare al pratico. Fatto
3) telefonare all'amica che già insegna e farsi dare due dritte. Fatto
4) levarsi l'aspetto da semidisoccupata mezzo rinco acquisito nell'ultimo mese (urge parrucchiere, crema antiborse oculari, nuove lenti anti occhiosecco e crepato da troppo video). In corso.
5) stirare i circa 30 kg di indumenti ammucchiati sull'asse. Da fare
6) decidere cosa fare esattamente il primo giorno. In corso.
7) fare il pieno alla macchina per raggiungere l'adorata prima scuola che mi chiama. Fatto
8) riprendere una corretta alternanza sonno-veglia per svegliarsi pimpante e piena di forze alle 7.00 antimeridiane. La più difficile, ma quasi in corso.
9) assumere un piglio risoluto per non farsi decimare dall'orda preadolescenziale.
10) sacrificare qualche mosca al dio della sfiga per evitare che le introvabili due della graduatoria appaiano all'improvviso. Da fare assolutamente.


giovedì 4 ottobre 2007

Torino cammina con loro-l'urgenza della libertà

fonte: blogosfere cultura

TAM TAM PER LA PACE IN BIRMANIA E NEL MONDO
Domenica 7 Ottobre 2007 alle ore 17 Piazza Castello(in caso di pioggia i portici davanti al Regio)
Vi invitiamo tutti a partecipare al Sitting per la pace e la solidarietà alla Birmania. Per l'occasione indossare o portare un indumento di colore rosso. Ciò che succede in Birmania e non solo, è l'espressione dei danni della strumentalizzazione dell'uomo e la perdita del senso del suo valore ultimo.
Quando un uomo diventa una marionetta da istruire, sfruttare, macellare come strumento di guerra, allora la “società” è di gran lunga più importante dell'individuo. Le guerre non sono altro che l'espressione di proiezioni esterne dell' AVIDITA', dell' INVIDIA e dell' IGNORANZA dell'uomo, veleni questi che producono processi conflittuali di potere che possono solo condurre il mondo al Caos ed alla Guerra, se invece la “società” esiste per l'individuo, allora la funzione della società non è costringerlo a conformarsi ad un qualunque schema ma, dargli il senso, l'urgenza della libertà.
Diciamo Basta alla dittatura in Birmania, alle guerre nel mondo! Libertà per gli uomini di tutto il mondo dal giogo dell'Ignoranza, dell'Avidità, dell'Invidia. Questa manifestazione è indetta dai gruppi di Meditazione Buddhista del Piemonte, l'invito è rivolto a tutti gli esseri sensibili.
Per informazioni tel. A: Dojo “ il cerchio vuoto ” 333 5218111/ 3397022355 Dojo Zenshin 3472689306

mercoledì 3 ottobre 2007

Con i migliori saluti

Sempre meglio dei triti saluti cordiali. Ma che vuol dire saluti migliori?
Ormai ho stampato.
Firma.
Allega gli allegati.
Incolla il francobollo.
Fai ripartire questa lieve speranza.
Stavolta un po' più convinta.
E pazienza se ogni volta ritornano le parole della poetessa:
E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
E ricordi incerti in date fisse.

Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
E ti evitassi.
Sorvola su, cani gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.

Meglio il numero di scarpa,
che non dove va
colui per cui ti scambiano.

Scrivere un curriculum , Wislawa Szymborska

martedì 25 settembre 2007

Buone intenzioni

Avevo intenzione di appuntare qui le mie ultime avventure da lettrice e parlare di Anna Karenina (ipnotico, ma, sorpresa: non è proprio la storia di Anna! anzi secondo me l'attore principale è un uomo) del Club erotico del martedì (divertente!), di Paesi etruschi (un viaggio in chiave antiromana e antifascio, godibilissimo!) e del romanzo Le correzioni (da 5 stelline), di Domani nella battaglia... (non finito per mancata affinità a circa metà libro) ma, detto tra noi, non ho la forza mentale per farlo. Non ora. Lo dico ogni volta che decido di puntellare la mia memoria con delle annotazioni di lettura.
Siccome questa vuole essere una stanzetta personale e possibilmente gradevolmente autoreferenziale non vorrei portarci dentro la dura realtà esterna parlando anche solo di striscio di cronaca. Quindi, solo per chi non ne ha abbastanza, oggi ho appuntato qualche notizia sul mio minibox. Sono notizie buone, di loro, è quello che c'è di implicito che fa schifo.
Trovate anche dei link a cose belle e basta.

mercoledì 12 settembre 2007

Cercasi piano B


A 6-7 anni volevo:
cantare nel coro dell'Antoniano; fare la ballerina classica.
Intanto attaccavo adesivi di Heather Parisi sul frigo immacolato.

A 13 anni, ispirata da Candy Candy, volevo fare l'infermiera. Solo un abbaglio.
Intanto mi apprestavo a iscrivermi a ragioneria e il locale ufficio di collocamento mi classificava "bracciante agricolo".

A 19 anni, col diploma di ragioniere in tasca, volevo fare l'insegnante di italiano.
Intanto rispondevo al telefono e facevo la prima nota.

Capito che la contabilità non faceva per me mi sono iscritta a Lettere. Intanto facevo: la dog-sitter, la donna delle pulizie, la commessa, la segretaria, l'autista, etc.

Presa la laurea mi è parso subito chiaro che per me fare l'insegnante era come fare la ballerina classica: magari in un'altra vita. Se va bene.

Allora ho continuato a fare la segretaria, poi l'apprendista bibliografa, l'aspirante bibliotecaria.

Ma in tutto questo fare sempre quello che non vuoi non ho avuto tempo di preparare un autentico "piano B".

Magari aveva ragione l'ufficio di collocamento ed è giunta l'ora di rivalutare il bracciantato. O di darsi all'ippica, come dicono dalle mie parti.

venerdì 7 settembre 2007

Le mie due prime volte in un colpo solo


Prima volta al balletto prima volta al Regio.
Il balletto
A leggere la locandina, per una profana come me, lo spettacolo sembrava interessante e prometteva bene. Era PUSH di Russel Maliphant, ballerino e coreagrafo, e Sylvie Guillem.
Erano rimasti solo dei posti "a ridotta visibilità" che la ragazza della biglietteria mi ha venduto un po' dispiaciuta dopo che avevo rifiutato di scegliere un balletto alternativo. Meno male che sono una testona e mi sono incaponita! Dal posto assegnato non avrei visto una mazza, in effetti, ma poi qualcuno si è spostato e ho guadagnato una decina di posizioni verso il centro della sala.
A vederlo, PUSH, anche per una profana come me, è esaltante: perfetto e altamente emozionante. Erano in due ma sembravano molti di più, ecco perché la foto, anche se sfocata mi sembra adeguata. Erano di più, in effetti, perché c'erano anche le luci (di Michael Hulls) a moltiplicare i corpi e aggiungere significato ai movimenti e le musiche (di Andy Cowton) a regolare le emozioni. Quattro le coreografie, tutte diverse e tutte molto belle. Le ultime due le più coinvolgenti.
TWO, assolo di Guillem: "una delle più abbaglianti e originali creazioni di Maliphant" un crescendo che esplode "nel finale come un deviscio rotante, con mani e piedi che grazie alle luci di Michael Hulls diventano lingue di fuoco, forma indistinta di luce e movimento. Il corpo della ballerina sembra evaporare nel vortice."
PUSH, passo a due: "Oscillando, lasciando cadere i propri corpi in caduta libera o incrementando l'energia che li lega, i due ballerini sono catturati dell'intimità del loro linguaggio intensamente fisico. C'è qualcosa di ammaliante nella loro lenta e sensuale connessione, come se la coreografia fosse stata scolpita in assenza di gravità."
Avrei voluto che continuasse.
Alla fine, venti minuti di applausi e le loro facce felici che tornavano tante volte a ringraziare il pubblico.
Il teatro
Dopo 13 anni a Torino, ero molto curiosa di vedere il teatro Regio.
Forse non farà fine dire che è brutto, ma a me è parso proprio così: brutto. Rivestito di legno tinto di un rosso che a me ha fatto pensare alle imbarcazioni (stile marinaro ?) abbinato a delle strane decorazioni viola (?); con dei palchetti ridicolmente appesi senza un perché; a condire il tutto, un discreto eco a tratti. Un palco molto profondo seminascosto da una cornice pesante quanto inutile - a meno che lo scopo dichiarato non fosse quello di nascondere il palco.

lunedì 27 agosto 2007

sfocature








Tutti conosciamo la stessa verità. La nostra vita consiste in come scegliamo di distorcerla.

Conclusione cui arriva il personaggio dell'ultimo romanzo di Harry in Harry a pezzi di W. Allen. E' il film con l'attore fuori fuoco...

domenica 26 agosto 2007

correzione al post di ieri e aggiunte

Diciamo che ieri ero ancora troppo ottimista. Diciamo che oggi ho dovuto ripetere 30 volte la connessione. Diciamo che domani è lunedì 27 e ricomincia il trantran e questo favorisce l'annullamento di tutti i benefici di tre settimane di mare.
Detto ciò, diciamo anche che alcune foto della Toscana le trovate sul fido Flikr e diciamo anche che per superare l'ultima domenica di vacanza non ho resistito e mi sono iscritta a Tumbrl. Per ora c'è solo un link a una cosa bellissima citata su chiedilaluna ma col tempo appunterò là tutte le cose interessanti che mi capita di incontrare così le ritroverò tutte vicine a portata di mano.
Per l'intanto, buon lunedì.

sabato 25 agosto 2007

ci sono!

Sono rientrata talmente rilassata che nemmeno la morte del modem mi ha infastidita. Adesso va, quello nuovo, e devo dire: è molto meglio. Nuovo modem, nuova connessione, nuovo anno. Chi mi ha letto la mano, in vacanza, mi ha annunciato anche un nuovo lavoro a ottobre. E' vero che mi ha anche raccontato delle cose del mio passato mai accadute facendole poi passare per desideri negati, ma meglio dare fiducia al futuro, no?
Adesso riordino un po' le foto di queste ultime tre settimane e poi torno.

venerdì 27 luglio 2007

torno subito

Se passi di qui vuol dire che hai già fatto le vacanze, o che le farai o che proprio non le fai. In questo caso mi dispiace un po' per te. Tu accomodati pure. Io torno tra un po'. Vado a trovare gli etruschi.

giovedì 26 luglio 2007

Qualcosa di personale

Da un'idea di Placida signora con piacere oggi qui niente stanzini e cose ammucchiate a caso.
Oggi vi faccio accomodare in cucina. Anche se ormai cucino solo per necessità e quando proprio non se ne può fare a meno la cucina deve essere comoda. Per questo da poco ho fatto alcune modifiche (bicolor) e alcuni particolari sono ancora da ultimare. Ma in fondo abito qui solo da sei anni, no?


Eccola qua la mia cucina.


Il lato destro è all'incirca come da trasloco. Peccato per il girasole tagliato dalla sapiente inquadratura.


E questo è invece il lato sinistro come è stato modificato di recente. Sparito l'odioso vecchio tavolo in finto granito (una leggerezza di gioventù), sparita la caldaia stile mammuth. E qui, ormai non più in cucina, il nuovo tavolo allungabile e le nuove sedie, comode, si, proprio comode




molto apprezzate anche dai gatti di casa ;).



martedì 24 luglio 2007

Libri ancora libri. E donne

Ci risiamo. L'ho fatto di nuovo. Ho comprato un altro libro per le vacanze: Donne informate sui fatti di Fruttero.
Veramente non ho nemmeno messo piede in libreria. Solo che i libri adesso te li vendono ovunque quindi è facile entrare in un negozio di hifi con l'idea di comprare qualche aggeggio elettronico per qualcun altro e uscirne con una cosina per te, di carta. Per i compleanni altrui c'è sempre tempo.
L'ho preso in mano solo perché qualcuno mi ha detto che lo avrebbe letto. Io non ero tanto dell'idea, poi ho letto la copertina per le allodole, quella di dietro:

L'autostima, l'autostima, sempre l'autostima, non se ne può più di questa maledetta autostima, diceva mio marito (ex) Jacopo. Gli dava sui nervi la parola, quella velleità psico-scientifica. Ma voi (io e le mie amiche), voi lo direste che Giovanna d'Arco si autostimava? e Giuditta, mentre tagliava la testa di quello là? C'era una parola che definiva benissimo la cosa: orgoglio. La storia era piena di donne orgogliose, Cleopatra, Caterina di Russia, matrone romane, poetesse, che ne so. Pieno. Autostima era una parola da poveracce, da casalinghe: autopulente, autofriggente, autosmacchiante...

L'ho comprato subito. Già perché sembra divertente e io non sono esattamente Giovanna d'Arco. Sono una poveraccia, una casalinga part-time, con un lavoretto part-timissimo e ho un disperato bisogno di qualcosa di autosmacchiante e autopulente.
Poi c'è un'indagine.
Poi ci sono 8 donne diverse.
Poi Fruttero è un grande vecchio dall'ironia intelligente e dissacrante. Insomma forse comincio subito a leggerlo.

Sull'autostima qualcosa avevo già trovato. Di impostazione più impegnata e con un approccio di "genere". Non importa che uno sia maschio o femmina per peccare alla voce autostima ma è maledettamente vero che le femmine continuano a essere programmate già dalla culla a essere trasparenti, a mettersi da parte, a "velarsi" diceva la Woolf mi pare.
Nel Lessico della differenza (a cura di Aida Ribero del Centro studi sul pensiero femminile) c'è la voce Autostima (di Paola Leonardi) corredata dalle 13 regole d'oro. Sono cose che si sanno, che sembrano così ovvie da non doverne nemmeno parlare. Invece secondo me è meglio ricordarle. Per questo le trascrivo qui:
1 frequentare persone che ci fanno star bene, scegliere luoghi e attività che ci danno benessere e buon nutrimento fisico, mentale, spirituale;
2 essere disponibili per gli altri senza trascurare noi stesse, "mai dare più di quanto non possiamo dare";
3 offrire e donare ciò che desideriamo ricevere;
4 riconoscerci il diritto di dire di no, esprimere "ciò che sento, che penso, ciò che desidero";
5 accettare solo le situazioni in cui ci sentiamo a nostro agio, senza accondiscendere a quelle che ci sembrano sbagliate;
6 concederci tempo e spazio, solo per noi;
7 attribuire più importanza al nostro sentire che al pensare degli altri;
8 apprezzarci per come siamo, non aver bisogno di essere perfette;
9 offrire disponibilità agli altri, senza sottometterci alle loro condizioni;
10 saper chiedere, per mostrare il bisogno, senza esibire autosufficienza, iperfunzionalità e indipendenza come espressione di forza;
11 evitare relazioni tossiche con uomini (e donne) narcisi, egocentrici;
12 valorizzare la differenza sessuale;
13 essere disponibili al cambiamento.

Sembrano ovvie.
Non lo sono affatto.

Così, tanto per fare


No, no li ho disegnati io. Lo ha fatto dumpr
e anche queste palle
che

girano le palle
girano
centrifugate con http://www.dumpr.net/

domenica 22 luglio 2007

Pistis. Delle lingue, del mare, di Dio, dei poeti


casa del poeta
Originally uploaded by acquadirosa

Cominciamo con i poeti.
Quando io ero una bambina e sulla roccia lungo la strada che costeggia le calette c'erano centinaia (credo) di casotti di legno tutti colorati, un poeta viveva solitario nella capannina di frasche che circonda l'arbusto, centenario (credo, sono incerta sulle centinaia) nato sulle dune di sabbia dietro la grande spiaggia chiamata Pistis. Intorno alla capannina del poeta c'era e c'è ancora un piccolo giardino. Con mia madre, mia zia e i miei cugini andammo una volta sola a trovare il poeta che accoglieva tutti e forse regalava le sue poesie; chiedeva solo che gli ospiti firmassero un quadernetto o lasciassero lì un commento. Io avevo appena imparato a scrivere nell'inverno della mia prima elementare ed ero in vacanza già da qualche settimana: ricordo l'angoscia con la quale cercavo di vergare il mio lunghissimo nomecognome sul quadernino. Poi non sono tornata mai più tra le dune a cercare il poeta. L'ho fatto solo lo scorso inverno, il pomeriggio della foto in alto, e il poeta, certo, ormai non c'era più.
La domanda ispiratrice di questo post era semplice semplice: che significa quella parola, Pistis?
La risposta, sincera sincera, è "non lo so". Visto che lo ignoro, me lo vado a cercare, no?
Pistis è il nome di un tratto di spiaggia sulla costa occidentale della Sardegna, vicino al paesello dove io sono cresciuta e con questo fatto, che ci sono cresciuta, che è il nome di un luogo, non mi sono mai posta il problema. Sarebbe come chiedersi che significa chessò Fregene o Rimini, tanto per non dire sempre nomi di città. Già ma forse quelle sono città. Da noi le spiagge ringraziando gli dei e gli uomini e il mare e i pirati, non sono in città. Quasi mai. Ma il fatto è che un significato ce l' hanno (o almeno lo hanno avuto) i nomi dei luoghi. E la toponomastica è cosa assai interessante. Ma purtroppo io ne so poco, anzi nulla.
Così andando a cercare Pistis con il fido Google ho trovato che è un sostantivo femminile presente nella Bibbia (oddio ma non so in che lingua) derivato da un verbo pe...qw che significa persuadere, credere, affidarsi. Non so quale possa essere il significato in sardo. Però quel verbo lì ha un bel significato di qualunque lingua si tratti. Che poi di ipotesi sui rapporti tra gli antichi popoli del mare, la sardegna e la Bibbia ce ne sono assai e sono molto affascinanti. Chi lo sa se c'è un legame?
Ci provo sul dizionario di sardo ma non trovo nulla nemmeno lì. Forse ci vorrebbe un dizionario di toponomastica per saperne di più o magari basterebbe chiedere a qualcuno che ne sa più di me. Qualcuno lo sa che vuol dire Pistis in sardo?

giovedì 19 luglio 2007

versioni digitali


Ed amai nuovamente; e fu di Lina
dal rosso scialle il più della mia vita.
Quella che cresce accanto a noi, bambina
dagli occhi azzurri, è dal suo grembo uscita.
Trieste è la città, la donna è Lina,
per cui scrissi il mio libro di più ardita
sincerità; né dalla sua fu fin'ad oggi l'anima mia partita.
Ogni altro conobbi umano amore;
ma per Lina vorrei di nuovo un'altra
vita, di nuovo vorrei cominciare.
Per l'altezze l'amai del suo dolore;
perché tutto fu al mondo, e non mai scaltra,
e tutto seppe, e non se stessa, amare.
U. Saba
Mi sembra del tutto fuori luogo aggiungere parole mie. Però posso dirvi che la mostra digitale dedicata al poeta di trieste la trovate qui: http://www.internetculturale.it/genera.jsp?id=330
E non posso poi non aggiungere questa amatissima poesia:

Amai trite parole, che non uno
osava. M’incantò la rima fiore
amore,
la più antica, difficile del mondo.
Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
si accosta, che più non l'abbandona.
Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata alla fine del mio gioco.
U. Saba
Cliccando sul titolo del post arrivi a tutte le altre mostre.

dilemma


Questa va appuntata, anche se a una settimana dalle vacanze proprio non mi riempie di tripudio:

"Secondo l'astrologo Steven Forrest, l'anima dell'Ariete si danneggia così: annoiandola, privandola di avventure e togliendole la possibilità di essere più coraggiosa. C'è il rischio che tutto questo accada nelle prossime settimane. "

Vado o no in vacanza le prossime settimane?



venerdì 13 luglio 2007

fantasmi ritrovati

Ogni tanto vedo fantasmi che si aggirano per la città.
Stamattina, alla pausa sigaretta, mi passa davanti un carissimo, ma proprio carissimo, amico che non vedo e non sento da almeno 6 anni. Lui vive lontano, o meglio, sono io che vivo lontana da tutti gli amici più cari, accidenti! Tra i suoi spostamenti e il mio, c'eravamo persi di vista prima dell'era dei cellulari, almeno prima che io o lui avessimo un cellulare.
Era dall'altra parte della strada e parlava al telefonino, sorrideva. Non aveva più la barba, era tutto leccatino, ma io l'ho riconusciuto. E allora? Dopo tutti quegli anni poteva avere cambiato look, poteva essere venuto in città a trovare qualcuno, magari si era trasferito qui e non sapeva come fare a rintracciarmi. Torno su e trovo il vecchio numero della sua famiglia. Piano: chiamare la madre e farsi dare il suo numero di cellulare. Meno male che i numeri fissi sono fissi, appunto. Ci vuole qualche punto fermo.
Trovo la madre solo all'ora di pranzo; spero che non sia già andato via, chissà dove. Ma non è questo il punto. Il punto è che la mamma lo chiama: Otto, c'è una tua amica. NO! signora, suo figlio è qui, l'ho visto io!!! Mai prima ero stata così delusa nel trovare un amico al telefono.
Ma passata la delusione ci facciamo una bella chiacchierata come ai vecchi tempi. Non è cambiato in nulla il suo tono, la sua ironia, le piccole cose di tutti i giorni. Ci ridiamo le coordinate e io mi sento un po' più intera.
(da palledisapone)

mano nella mano

Lui è timido e solitario; socialmente impedito. Non ce la fa proprio, non fa per lui.
Lei sarebbe sempre in viaggio, se solo potesse; andrebbe a ballare tutte le settimane cucinando in un baleno per almeno 12 persone - se non fosse a dieta.
Lui preferisce leggere manuali e riviste esclusivamente tecniche, smontare elettrodomestici e stare in solitudine.
Si sono incontrati per caso a un corso di dattilografia. Questo già spiegava allora la propensione di lui per l'apprendimento anche di cose di cui avrebbe potuto fare benissimo a meno. Ma, così va il mondo. La sua sete di sapere è rimasta frustrata dai casi della vita e forse anche un po' dalla sua timidezza. Si sono incontrati ed è scoppiato il grande amore. Era il 1967 quando si sono fidanzati. A quei tempi era previsto che i fidanzati passeggiassero tenendosi per il braccio. Si andava a braccetto. Loro no. Loro preferivano passeggiare mano nella mano. Un'accorta e simpatica amica di mia nonna, in confidenza, aveva riferito e azzardato la domanda:
- Ho visto tua figlia con il fidanzato. Molto carini. Ma, senti, ti volevo chiedere, lui è cieco? Lei lo tiene per mano...
(Sonora risata di mia nonna.)
Domani saranno 37 anni dal loro matrimonio. 37 anni di urla e risate, di musi lunghi e sorrisi, di capricci, dispetti, cattiverie e slanci di tenerezza. La maggior parte della loro vita l'hanno trascorsa insieme.
Anche se a volte a me sembravano proprio male assortiti; anche se ho pensato più di una volta che forse sarebbero stati meglio da soli, o in diversa compagnia. Ho capito tardi che va bene così. L'amore non è mica solo una passeggiata mano nella mano.
(da palledisapone)

sms

Non sono una grande appassionata di sms, quindi non ho a valangate, anzi, a volte ho pure problemi a rispondere ché a me paiono troppo miseri i pochi caratteri a disposizione e rischio di risultare brusca o seccata o...insomma non sono della misura giusta per me e non li uso spesso. Preferisco l'e-mail o il telefono (ma anche loro hanno dei limiti).
Mi piace periodicamente liberare la memoria del telefonino un messaggio per volta. Avere il tempo di rileggerli tutti e decidere se e quali tenere. E' come avere una piccola macchinetta del tempo che mi ripropone attimi di vita quotidiana che avevo magari già cancellato dalla memoria perché troppo occasionali, legati al là e all'allora. Da questa operazione banale e da questo personalissimo piccolo piacere si possono ricavare anche delle inattese emozioni. Rileggere parole che ormai hanno perso il loro valore funzionale le trasforma in link che mi riportano in luoghi e in occasioni a volte banali, a volte tenere, a volte inutili, a volte dolorose.
Ci sono messaggi che cancellarli sarebbe un delitto, che andrebbero conservati gelosamente tra le cose più care e per questo la natura effimera degli sms mi disturba.
L'altra sera facevo la mia semestrale spolverata della memoria; rileggere delle frasi semplicissime e innocenti scritte in una situazione per me molto difficile mi ha commosso e, credo, aiutato in qualche misura ad accetterla, quella piccolissima parte della mia vita, o perlomeno a guardarla come si guardano i nostri ricordi.
Ci sono poi i messaggi affettuosi degli amici. Rileggerli l'altra sera è stato come riavere da loro ancora tanti abbracci.
(da spalledisapone)

punti di vista

Passino le commesse dei negozi che ti chiamano signora. Non è facile trovare l'appellativo giusto per rivolgersi a chiunque, questo risolve in ogni situazione, va be'. "Signorina" farebbe ridere persino una perpetua. Era strana ma mi piaceva la soluzione adottata dalla signora del bar che frequentavo lo scorso anno: lei aveva deciso di chiamarmi "ragazza". Ragazza, tieni il resto. Buongiorno ragazza, come va stamattina? Un po' anonimo ma me lo sentivo addosso meglio di signora e mi metteva di buon umore.
Il colpo mi è venuto per la prima volta qualche anno fa salendo su un pullman pieno di ragazzini della scuola media. Molti di loro erano in piedi e uno, il più gentile e beneducato, ha urlato ai compagni: spostatevi, fate passare la signora! Non so perché ma sono rimasta ghiacciata. Per chi mi ha preso?
Poi, a mente fredda, ho ricordato che anche a me preadolescente le ventenni sembravano grandi, molto grandi, diciamo pure vecchierelle; i miei genitori e i miei zii, che avevano tra i 20 e i 28 anni più di me, mi sembravano appartenere a un altro universo: vecchi senza speranza, finiti, spacciati.
Bene passino questi due estremi, ma che ho fatto io di male a una ragazza dell'apparente età di 25 anni per farmi dare del lei mentre, serena, me ne sto seduta su una panchina ad aspettare il mio autobus?
Sembrava anche simpatica la ragazza. Eppure...
Mi si avvicina e mi chiede - signora, lei aspetta quello delle 6 e 03 o quello delle 6 e 16? Aspetto un altro autobus, le spiego, mentre mi immagino che sia stato un raptus di stress a farle usare il lei; (mi si dà meno dei miei anni, a me, lo sa lei signorina?). Seguono altre chiacchiere da panchina durante le quali io le dò del tu sperando di convertirla all'uso di questo pronome. Quando arriva il suo autobus invece lei mi saluta con un educatissimo e naturale - arrivederla.
Arrivederla un cavolo fritto avrei dovuto dirle, ma...ma come si fa a dire a una che per te è una coetanea o quasi a non darti del lei? Già solo il pensiero è ridicolo: dammi pure del tu, cara. Suona male; suona come sentirsi una vecchina venuta a fare da tata ai ragazzini.
(da palledisapone)

bestie e bestioline

Anche se so che ho fatto quel che dovevo, che ho questo tempo a mia disposizione da impiegare nell'ozio dispersivo c'è sempre qualcosina di sottile e fastidioso all'altezza dello stomaco che mi dice quanto tempo io stia sprecando, quante altre cose potrei/dovrei fare.
Cose utili, cose tangibili, che alla fine le guardi e dici: ecco cosa ho fatto del mio tempo libero: qualcosa. Così invece, a saltellare di sito in blog per il puro gusto di fare una specie di zapping da era post-televiva, il mostro consore che ho nello stomaco non è soddisfatto. Non riesce a vedere cosa ho fatto del mio tempo.

Caro mio, ho fatto un po' di cosette anche se tu non le puoi vedere.
Ho inserito altri libri nella mia libreria virtuale e mi sono accorta di quanti soldini avrei potuto investire meglio se alcuni non li avessi comprati. Mi ero proprio scordata di aver acquistato per un corso Interaction Design per esempio, un libro che a me non serve assolutamente a nulla e che mai leggerò.
Ho letto cose interessanti, emozionanti, utili. Presto inserirò un elenco aggiornato dei miei "preferiti".

Che vuole dunque la bestia?
Sto man mano relegandola al rango di bestiolina. Che abbai, che urli, che si dimeni.
Io non la sto più a sentire. O almeno ci provo.

C'è tempo, domani, per tutte queste idee...

domenica 8 luglio 2007

passeggiare d'estate






Filastrocca del mese di giugno,

il contadino ha la falce in pugno:

mentre falcia l'erba e il grano

un temporale spia lontano.

Gli scolaretti sui banchi di scuola

hanno perso la parola:

apre il maestro le pagelle e scrive i voti nelle caselle...

"Signor maestro, per cortesia, non scriva quel quattro sulla mia:

quel cinque, poi, non ce lo metta sennò ci perdo la bicicletta:

se non mi boccia, glielo prometto, le lascio fare qualche giretto".

(G.Rodari)

sabato 7 luglio 2007

venerdì 6 luglio 2007

Teletrasporto

Basta sentire Luca Carboni, come poco fa, e io sono immediatamente al paesotto vicino al mare- capoluogo però, eh.
Ho forse 16 anni e vado alla stazione. La giornata è immancabilmente assolata, profuma di primavera inoltrata e di ferrovia.

martedì 3 luglio 2007

Riparto da Eufemia

Un po' poi mi sono pentita di aver cancellato il vecchio blog. Dice un grande esperto di blog che non andrebbero mai cancellati e forse è vero. Per il poco che c'è dentro c'è dentro comunque una parte di te che vuoi condividere. Allora forse sono stata disfattista e avara. Il fatto è che avevo bisogno di segnare in modo evidente un cambiamento.
Per rimediare riapro questo nuovo spazio con la stessa storia che aveva aperto il vecchio, una storia di scambi e di condivisione che io ho voluto leggere come quel che di bello trovo nei blog: tanti piccoli accampamenti aperti ai viandanti dove scambiarsi frammenti di storie e memorie.

Eufemia
A ottanta miglia incontro al vento di maestro l'uomo raggiunge la città di Eufemia, dove i mercanti di sette nazioni convengono a ogni solstizio ed equinozio. La barca che vi approda con un carico di zenzero e bambagia tornerà a salpare con la stiva colma di pistacchi e semi di papavero, e la carovana che ha appena scaricato sacchi di noce moscata e di zibibbo già affastella i suoi basti per il ritorno con rotoli di mussola dorata. Ma ciò che spinge a risalire fiumi e attraversare deserti per venire fin qui non è solo lo scambio di mercanzie che ritrovi sempre le stesse in tutti bazar dentro e fuori l'impero del Gran Kan, sparpagliate ai tuoi piedi sulle stesse stuoie gialle, all'ombra delle stesse tende scacciamosche, offerte con gli stessi ribassi di prezzo menzogneri. Non solo a vendere e a comprare si viene a Eufemia, ma anche perché la notte accanto ai fuochi tutt'intorno al mercato, seduti sui sacchi o sui barili o sdraiati su mucchi tappeti, a ogni parola che uno dice - come "lupo", "sorella", "tesoro nascosto", "battaglia", "scabbia", "amanti" - gli altri raccontano ognuno la sua storia di lupi, di sorelle, di tesori, di scabbia, di amanti, di battaglie. E tu sai che nel lungo viaggio che ti attende, quando per restare sveglio al dondolio del cammello e della giunca ci si mette a ripensare tutti i propri ricordi a uno a uno, il tuo lupo sarà diventato un altro lupo, tua sorella una sorella diversa, la tua battaglia altre battaglie, al ritorno da Eufemia, la città in cui ci si scambia la memoria a ogni solstizio e a ogni equinozio.
I. Calvino, Le città invisibili, Oscar Mondadori

sabato 30 giugno 2007

libri viaggianti

Un annetto fa nel bloggettino vecchio c'era un post dallo stesso titolo (no, il titolo era diverso) e per lo stesso argomento. Volendo potrei rimetterlo paro paro viste come poi sono andate le cose. Il titolo allude ai libri da portare in vacanza e se: Vacanza=periodo di tempo a completa dispozione per fare quello che ti pare possibilmente in riva al mare, io che sono previdente mi preparo una scelta di titoli abbastanza larga sapendo in partenza che sarà impossibile leggerli tutti. Così posso scegliere cosa mi va di leggere, una minibiblioteca personale da viaggio. Nella scelta dello scorso anno su 9 libri in lista ne ho letto 2; 1 l'ho comprato sul posto attratta fatalmente dal titolo e dalla copertina e per il resto i miei giorni sulla sabbia di Alghero li ho passati con le dispense di un concorso pinzate belle forti per non lasciarle in balia del maestrale.
Potrei quindi rimettere in valigia quasi tutti i libri dello scorso anno, ma non sia mai detto! Ne ho bella pronta un'altra, in verità ancora in allestimento, con dei titoli che mi allettano quest'anno.
So di essere molto lunatica e di scegliere "a sentimento" quello che mi va di leggere al momento. Non potrei mai leggere un libro solo perché l'ho deciso io. Anche il libro deve collaborare e sedurmi altrimenti che gusto c'é? Oppure lo devono aver deciso gli altri: tipo per studio o lavoro (?), volontariato o quant'altro. Allora niente santi.

Secondo giro in valigia allora quest'anno per:
Sonno profondo, B. Yoshimoto e L'inventore di sogni di I. McEwan recuperati dal vecchio elenco.
Invece freschi freschi da promozione, anche incoraggiata dalle incursioni in anobii ho impilato:
Paul Auster, Leviatano, Einaudi
Jonathan Franzen, Le correzioni, Einaudi
Javier Marias, Domani nella battaglia pensa a me, Einaudi
Rossana Rossanda, La ragazza del secolo scorso, Einaudi (finalmente economica)
Amos Oz, Lo stesso mare, Feltrinelli.

Anche se poi ce ne sarebbero altri trenta almeno che vorrei leggere pure.
Se vi state domandando cosa ho letto lo scorso anno in vacanza - come fareste ad andare avanti senza saperlo? - ecco i titoli dei miei "da spiaggia" 2006 in ordine di gradimento come sempre personale:
L'arte di ricucire, E. Berg
Indecision, Kunkel
Tre storie d'amore di M. V. Montalban
E' rimasto interrotto e non credo che lo riprenderò a breve: L'isola del giorno prima, U. Eco.

giovedì 28 giugno 2007

Israele contemporanea di A. Schwartz a Torino

Una mostra è significativa solo se, quando esco per strada, la strada è cambiata − in questo senso ogni dipinto significativo è un dipinto politico.

Questa definizione di dipinto politico mi piace molto. Raramente dopo aver visto una mostra sono uscita e ho visto la strada diversa. Raramente in una mostra ho visto più di una o due cose realmente interessanti per me. Stasera non so com'era la strada ma io, almeno un po', mi sento diversa. Stasera di cose belle ed emozionanti da guardare e sentire ce n'erano tantissime. Per la prima volta ho sentito l'impulso irrazionale di comprare il catalogo per portarmi via alcune delle tante suggestioni vissute là dentro. Ma poi ho resistito e non ho fatto la spesa d'istinto. Mi sono concessa solo una cartolina-ricordo con una delle tante Sheep head di Menasche Kadishman, scelta come simbolo della mostra. Peccato però. Il curatore mi ha davvero incantato per l'idea d'arte che veniva fuori dalle sue frasi e dalle sue scelte. Ecco, vorrei conoscerlo, leggere dei libri scritti da lui. Devo capire se ce ne sono in italiano.
Le piccole letterine incollate alle pareti mi parlano di questi artisti che non conosco: "fedeli più al principio del piacere che al principio di realtà, animati da un forte individualismo che li porta ad un intenso rifiuto del principio di autorità, hanno fatto di Israele un vitale centro artistico internazionale", "ossessionati da una voglia irresistibile di dar voce ai loro conflitti, sogni ed aspirazioni interiori".
Bella la mostra, bellissimo il video e le opere di Kadishman. Colombe di ferro, leggerissime e perfette unite in un bacio, cavalli che nella pancia portano immagini di pace e non d'inganno, facce e faccine cadute, con la bocca spalancata e incredula. Centinaia di quadri che cadono, uno dopo l'altro sotto gli ulivi. Questa la cosa più toccante di tutte. Ma poi semplicissime figure cariche di senso. Mi ha sorpreso l'essenzialità, la naturalezza che accomuna tutte le espressioni anche molto diverse tra loro.
Fino al 2 settembre a Palazzo Bricherasio (propone sempre cose interessanti) in collaborazione con il Tel Aviv Museum of Art e con l'AMATA, a cura di Arturo Schwartz.

Per continuare a vedere qui.


tour tra parole e luoghi

"Ti amo per le tue stradette miserabili - per ogni palmo di terreno sfiorato dalla fanciulla - che mi sorrise un giorno di luglio, or è un anno…" Così si era espresso in un'altra lirica, rivolgendosi, come usavano fare i poeti, al paese della fanciulla amata: ma che valevano quelle povere parole in confronto all'emozione che gli suscitava il ricordo della fontanella rugginosa in mezzo alla piazza, o dell'ammattonato sconnesso del marciapiede, di quel punto magari in cui erano ancora visibili i riquadri e i numeri tracciati col gesso? O addirittura della bianca nuvola afosa sopra il tetto della casa di Anna? quasi fosse un elemento fisso del luogo anziché un'accidentale presenza.

C. Cassola, Tempi memorabili

Ho quasi finito la full immersion tra i numerosi romanzi di Cassola. No proprio tutti, per carità. Non credo di sconvolgere nessuno dicendo che i migliori sono La ragazza di Bube, Un cuore arido, Paura e tristezza e ci metto anche Fausto e Anna che non ricordavo quasi per nulla e che stavolta mi ha anche divertita! Divertita per l'ironia con cui l'autore tratta il suo alter ego Fausto; la scena del tranch è veramente interessante.
Quello che invece proprio non mi va giù è Ferrovia locale: mi perdo tra i personaggi e i luoghi e non ho ancora capito dove stiamo andando a parare. Mi sembra che manchi una storia. Tutti che vanno e vengono, vengono e vanno, che stanchezza. Paiono tante formicuzze viste dall'alto. Qualche grillo, qualche cicala.
Il "voto" sottoscritto con la lettura di Cassola ha per "premio" una bella vacanza in Toscana. L'ho deciso io, non era nei termini quando ho sottoscritto il voto. Perché se Cassola secondo me era un po' troppo pessimista, i luoghi te li sa far vedere e desiderare. Così, da vacanzieri fai da te, in agosto si va a visitare Volterra e le sue balze, Cecina e la sua marina. Senza tralasciare di visitare i siti etruschi.
Toscana costiera, arrivo!

venerdì 22 giugno 2007

Parole perdute

Prima che questo link venga ingoiato tra i preferiti è meglio che lo appunti qui
http://dizionarioparoleperdute.splinder.com/?from=60
Che bella idea. E quante parole perdute. Alcune è meglio così, tanto erano brutte e crude, tipo "la bisogna". Ognuna evoca mondi, sensazioni, situazioni che non ci sono più. Leggendole mi accorgo di quanto una parola non sia solo una semplice parola.
Parole ed espressioni vecchie e distanti che mi danno fastidio le ho trovate in Cassola. Una in particolare: "durare fatica". Chissà perché mi dà fastidio.
Anche io ho un sacco di parole che non esistono più. Non sono nata il secolo scorso: forse non esistevano già più quando io le ho conosciute ma per me hanno comunque dei significati, è il mio "lessico famigliare": vecchio, impacciato, militaresco. L'ho odiato da morire e anche questo porta dei significati.
Non ho mai sopportato mio padre che quando ero piccola diceva frasi del tipo:
guarda nel tiretto; c'è da passare la ramazza (eh!); vai dalla lavalampo (!). Si rivolgeva alle mie amiche chiamandole "signorina" e dando loro del "lei". Le mie amiche avevano la mia età!
Ce ne sarebbero ancora altre. Magari aggiorno.

Tirrenia: viaggi nel tempo

Viaggi nel tempo che non passa. Viaggi nelle cose che non cambiano, casomai inevitabilmente peggiorano col tempo. Lasciamo stare la scomodità, i rumori e gli scricchiolii vari.
Ogni volta che ho preso la nave i miei occhietti spaventati si sono soffermati sulla ruggine, sull'incuria, sui mancati controlli. E' vero che da Genova le cose sono poco, ma poco, meglio. All'imbarco hanno sempre controllato il biglietto ma in teoria sarei anche potuta entrare con la macchina carica di tritolo o di gas nervino o che so io. Per fare un viaggio Tirrenia ti devi affidare alla buona sorte con maggiore impegno. Una volta ho preso un traghetto da Livorno della Corsica ferries e l'impressione non è stata migliore. Certo la Tirrenia prende i soldi dallo Stato e anche dai passeggeri, se è per questo. Lo scorso anno un passaggio cabina+auto Tirrenia costava di più di un passaggio cabina+auto Grimaldi (tutt'altra organizzazione).
Un giornalista ha documentato le gioie dell'immigrato:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Mal-di-mare/1655886&ref=hpstr1
Impressionante più di tutto i soldati con le armi poggiate qua e là come fossero pacchetti di patatine.

mercoledì 20 giugno 2007

che tempi!

E' da mesi che leggo allarmi sul caldo assassino di giugno. E' vero, prendere la macchina alle due del pomeriggio di questi tempi è come infilarsi nel microonde.
Alle due del pomeriggio c'era un caldo abbastanza serio, il sole, un cielo afoso e tutto il resto.
Alle sei sembrava di essersi infilati in un buco spazio-tempo.


Quella in fondo è la chiesa rotonda come si vedeva oggi, 20 giugno, alle ore 18,30 dal ponte. Un fantasma, un'idea. Smaterializzata. Nemmeno quando nevica...

In mezz'ora è venuto giù il diluvio e tutte le stradine che vengono nel senso opposto, cioè in discesa, si sono trasformate in altrettanti ruscelli. Alcuni rami si sono spezzati, perfino un albero ha interrotto la strada. Io che come ultimamente spesso ero in riserva spinta ho temuto seriamente di rimanere impantanata in qualche ansa di quei nuovissimi fiumiciattoli.

Ma poi tutto si è risolto con: (in ordine sparso) due ore di coda, tre tentativi di imboccare strade impraticabili, un rifornitore chiuso, lo spettacolo sempre simpatico degli automobilisti che vogliono passare anche dove è umanamente impossibile passare etc.

Insomma cronache che stanno diventando ordinarie.

Mica che sono io che sono fissata con il tempo!?!

Un po' sì, vabbè...

lunedì 18 giugno 2007

Le nuvole sopra torino

Sono indecisa se assegnare il titolo di giorno peggiore della settimana alla domenica o al lunedì. Sì. Si fanno sondaggi di tal levatura da qualche parte.
Meno male che il sabato (anche in codesto villaggio) ogni tanto offre spettacoli assai graditi e rigeneranti.
Come queste nuvole sulla piazza.

domenica 17 giugno 2007

quei pochi meravigliosi ricordi

"Quando ero un bambino di due, tre, quattro anni, le cose mi apparivano come immerse in una nebbia. Da quella nebbia appariva appena un viso, una figura, una forma. Una volta la donna m'aveva portato in campagna: che era subito dietro la nostra strada. Conservai a lungo il ricordo di una casa di contadini, del sole (doveva essere il primo pomeriggio), del grido rauco di un gallo... Non ricordavo né l'andata, né il ritorno, né niente altro del tempo in cui c'eravamo trattenuti lì. M'erano rimasti solo quei pochi meravigliosi ricordi. Chissà: avrò anche detto alla donna di riportamici. Ignorando che quella casa, quel sole, quel grido rauco, non li avrei potuti ritrovare mai più. "
C. Cassola, Fogli di diario, Rizzoli, 1974.

venerdì 15 giugno 2007

Cosette mie

Bene.
Con il disordine rigoroso che mi contraddistingue, dentro questo stanzino vorrei buttare le cosette very important da dire al mondo.
Per esempio che mi sono regalata dei nuovi libri.

Per esempio che è da giorni che cerco di catalogare la personale libreria su Anobii.
Per esempio che avrei una gran voglia di andare al mare.
Per esempio che aspetto una risposta a un colloquio da ormai quindici giorni.
Insomma, le solite cosette.
Le mie cosette.
Ora comincio...